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...il tenero amplesso tra l'aleph e
l'universo di Gaetano G. Perlongo di Pietro
Sferrino Conobbi Gaetano G. Perlongo nella
primavera del 1997 quando, prossimo al diploma di allievo nautico sentii
parlare un amico di uno studente di fisica dall'intelletto fuori dal comune. La fisica era allora
l'argomento per il quale già da un po' di tempo avevo deciso di rinunciare ad
ogni imbarco e ad ogni viaggio, la fisica era per me la lode vera della
natura, e la chiave d'accesso alla più intima natura dell'universo; la lingua
per capire e per carpire il senso profondo di ogni cosa, il "
significato filosofico profondo di ogni evento e di ogni storia ". La fisica era la conoscenza
vera, la conoscenza senza tempo e senza luoghi. Grazie a Gaetano ho imparato
che la fisica è tutto questo ed è anche di più; oggi, dopo più di due anni
colgo l'occasione per ringraziarlo dell'aiuto che ha saputo donarmi e della
pazienza con la quale è stato mio maestro e mentore; grazie a lui ho imparato
la congettura ed ho imparato a lodare ogni dubbio, anche grazie a lui ho
intravisto l'infinito ed ho scorto (se pur forse per un sol momento)
"quel tenero amplesso tra l'Aleph e l'universo". Ancora grazie gli devo, in
realtà , per la gentilezza e la stima del quale mi ha reso omaggio nel
chiedermi di scrivere questa prefazione ai suoi "Aforismi": è un onore del quale non son
degno, ma del quale andrò certo fiero. Come prefazione ad una
raccolta di aforismi, la fisica potrebbe forse sembrare un po' fuori luogo,
ma è solo apparenza. In realtà bisognerebbe notare
come, ancor prima di fare fisica, il fisico (ed intendo il fisico vero) sia
un filosofo, ed anzi un filosofo della natura ( il che implica, anche un
filosofo della natura umana); esiste in fondo a questi
strani uomini un richiamo potente per il quale, spesso inconsapevolmente,
essi combattono in eterno (o vita natural durante) quella strana e per loro insana
monotonia intellettuale che arida e sterile caratterizza l'evolversi della
vita nell'animale uomo. Ecco allora che per il fisico
"la ricerca" è più di una scelta di vita; è un implicito modo di
essere, ed ecco dunque che la tendenza
all'analisi si manifesta in ogni relazione e interazione di quest'ultimo col
mondo e quindi anche con la società degli uomini ed infine con "il
loro" modo di essere. Chiunque lo conosca non può
negare che Gaetano G. Perlongo appartenga alla schiera dei veri fisici, dei
veri filosofi e dei veri osservatori; si nota in molti suoi pensieri il
disagio di chi, sulla traccia sempre nitida ed invariante del suo sentiero di
ricerca, capisce di essere diverso, di essere in fondo un solitario che non
si concede il tempo di far trascorrere il tempo in maniera per lui
infruttuosa. Ecco perciò la singolarità
dell'osservatore, praticamente anarchico intellettualmente, che non sa fare a
meno di un'analisi pirandelliana quasi distaccata ma spesso sofferta, di ogni
evento umano e sociale, ed ecco anche l'uomo visto come costruttore e
distruttore di legami e di realtà virtuali fondamentalmente fatui ma
soggettivamente influenti. Si nota in Gaetano "la
latente mestizia" di colui che anela la sapienza e l'eterno, di colui
che sa pensare se non in "maniera frattale", in maniera
multilineare e di chi, in fondo, ricerca in tal modo non l'uscita, ma il
nucleo del labirinto di Minosse (ch'è l'universo) nel quale vaga, tremendo
(ma solo per lui), il Minotauro (ch'è l'ignavia dell'uomo banale ed incurante).
Ma infine, chissà, forse un giorno qualche altro uomo con lo stesso spirito del nostro bell'osservatore, arriverà a vedere il nucleo di questo labirinto (che coincide anche con tutti gli altri):
Dal piccolo della nostra
condizione allora, ricordiamo sempre che, come disse Wells:
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Esiste una osmotica
consanguineità tra l'autodistruzione e il
livello di complessità sociale Chissà se le formiche sognano il suicidio? Gaetano G. Perlongo |
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